Nuovi dati sull’infertilità maschile

Come promesso, proseguiamo con l’articolo della scorsa settimana.

L’infertilità è una malattia che colpisce una coppia su sette in cui quella maschile colpisce circa il 30% di queste coppie e nella metà dei casi la causa è sconosciuta, rappresentando quindi una delle principali preoccupazioni per la salute pubblica.

L’indagine di prima linea della fertilità maschile comprende una valutazione dello sperma ma ormai numerosi studi confermano che i processi infettivi rappresentano candidati plausibili per l’infertilità maschile anche se i meccanismi esatti sono tutt’oggi in studio.

L’effetto di un’infezione acuta potrebbe non essere così deleteria come un’infezione cronica in cui un processo infiammatorio silenzioso o asintomatico potrebbe avere un impatto negativo di lunga durata sulla funzione dello sperma, sulla spermatogenesi e sulla permeabilità del dotto eiaculatorio. I patogeni che colonizzano cronicamente il tratto urogenitale maschile potrebbero avere un impatto negativo sulla fertilità, vediamo i più comuni.

Chlamydia trachomatis

La Chlamydia trachomatis è la malattia a trasmissione sessuale più comune, che colpisce milioni di uomini e donne ogni anno, ma la reale prevalenza della Chlamydia è difficile da determinare perché l’infezione è asintomatica fino all’85% -90% degli individui infetti.

L’infezione acuta da clamidia negli uomini provoca prostatite, uretrite, epididimite e orchite (infiammazione della ghiandola prostatica, infezione dell’uretra, infiammazione dell’epididimo ed infezione propria del testicolo, rispettivamente). L’infiammazione dell’epididimo può indurre infertilità attraverso ostruzione funzionale, specialmente quando entrambi i testicoli sono infetti. Studi di microscopia elettronica su modelli animali hanno dimostrato che la Chlamydia può interagire con le cellule spermatiche e indurre l’apoptosi. Anche la motilità, un parametro importante della fertilità maschile, può essere alterata dalla Chlamydia. È interessante notare che un altro batterio correlato, Waddlia chondrophila, che era fortemente associato all’aborto nell’uomo, era in grado di aderire e penetrare all’interno degli spermatozoi umani e ridurre la vitalità.

Uno studio che ha coinvolto 627 donatori di sperma, ha evidenziato un dato interessante: il gruppo positivo alla Chlamydia aveva ridotto significativamente la morfologia (14,4%), il volume (6,4%), la concentrazione (8,3%), la motilità (7,8%) e la velocità (9,3 %) rispetto al gruppo negativo.

Tuttavia, altri studi rivelano che il potenziale effetto dannoso di questo agente patogeno sulla fertilità maschile potrebbe non coinvolgere solo i parametri dello sperma valutati abitualmente, ma agire su alcuni meccanismi riproduttivi essenziali: per esempio l’infiammazione cronica potrebbe avere un impatto negativo sul dotto deferente e sul dotto eiaculatorio in un meccanismo patogeno simile all’infertilità delle tube di Falloppio.

Mycoplasma e Ureaplasma

I micoplasmi genitali (Mycoplasma genitalium e Mycoplasma hominis) sono noti per colonizzare i sistemi riproduttivi genitali femminili e maschili, contaminando il seme durante l’eiaculazione e causando anche alcune patologie. Nelle donne, è stato dimostrato che il M. genitalium è associato a endometrite, cervicite, malattia infiammatoria pelvica e infertilità, nonché morbilità e mortalità perinatale. Micoplasma hominis è stato collegato alla corioamnionite. Gli ureaplasmi genitali (Ureaplasma urealyticum e Ureaplasma parvum), come i micoplasmi, si trovano nel tratto riproduttivo femminile e maschile, contaminando anche lo sperma durante l’eiaculazione. Sono stati associati corioamnionite, malattia infiammatoria pelvica, uretrite, prostatite, epididimite e infertilità.

Poiché gli ureaplasmi e i micoplasmi possono colonizzare il tratto riproduttivo maschile, si può sospettare il loro coinvolgimento nell’infertilità maschile; tuttavia, l’osservazione dell’attaccamento del M. genitalium agli spermatozoi umani e la dimostrazione che i batteri possono essere trasportati dallo sperma mobile suggeriscono un ruolo potenziale nell’infertilità.

Inoltre, è stata dimostrata una differenza significativa nella motilità progressiva, motilità totale e forme normali quando si confrontano gli individui infertili con o senza infezione da U. urealyticum. Anche in questo caso quindi, l’ effetto deleterio sulla fertilità potrebbe non essere (solo) associato a parametri del seme anomali ma anche ad impatto negativo su altri meccanismi riproduttivi fondamentali.

La presenza di U. urealyticum era associata a una produzione significativamente più elevata di radicali liberi. È noto che lo stress ossidativo causa danni al DNA ed uno studio ha evidenziato che il gruppo infetto presentava un maggior grado di frammentazione del DNA.

Questi dati potrebbero aiutarci a capire come l’infezione batterica potrebbe compromettere la riproduzione interferendo con meccanismi sottili che non fanno parte della normale indagine sull’infertilità maschile.

Get your family vi ricorda che questo post è stato pubblicato grazie all’articolo scientifico di cui riportiamo il link di seguito: https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S2052297518300726


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